Kevin Boateng dopo i cori razzisti vuole lasciare l’Italia

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Prince Kevin Boateng |©OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images

Una brutta pagina dello sport italiano si è consumata ancora una volta sugli spalti durante una partita amichevole del Milan con una squadra secondaria. Vittima dell’increscioso episodio che ha avuto per oggetto cori razzisisti è il calciatore Kevin Boateng che offeso non è riuscito a trattenere la rabbia e ha deciso di lasciare il campo sostenuto dai suoi compagni di squadra e dall’allenatore Allegri. All’indomani del brutto episodio il bomber del Milan ha rilasciato un’intervista al Bild in cui esprime tutto il suo disprezzo su quello che è successo, Boateng non nasconde l’intenzione di lasciare l’Italia e il suo Milan con grande dispiacere dei tifosi.

Sulle possibili conseguenze del suo futuro il centrocampista ghanese ha confessato:

…non e’ qualcosa che puoi scrollarti di dosso e basta. Ci dormiro’ su per le prossime tre notti e la prossima settimana incontrerò il mio agente Roger Wittmann e vedremo se ha ancora senso continuare a giocare in Italia. Sono fiero dei miei compagni che mi hanno sostenuto in campo, ma soprattutto fuori. Ho potuto sentire i primi versi da scimmia dopo cinque minuti, all’inizio non ho pensato nulla ma poi si sono ripetuti e sono andato dall’arbitro avvertendolo che se fossero proseguiti avrei lasciato il campo. Ha provato a calmarmi ma quando sono ricominciati i cori, allora ho pensato adesso basta, non continuero a giocare.

Prince Kevin Boateng |©OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images

Probabilmente per Boateng  sarebbe stato sicuramente più facile chiudere un occhio, ha aggiunto:

…agire e’ piu’ difficile, ma avrei fatto la stessa cosa anche se fosse stata una partita di Champions contro il Real Madrid e lo farò sempre. Ero arrabbiato, triste, scioccato, il fatto che cose come queste accadano ancora nel 2013 e’ una disgrazia, non solo per l’Italia ma per il calcio nel mondo. Volevo mandare un segnale forte perche’ cose del genere non possono esistere, dobbiamo aprire gli occhi. Quando e’ troppo, e’ troppo, il razzismo non ha posto nel calcio.

 

 

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