Lele Mora racconta la sua nuova vita a Verissimo

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Lele Mora | © Giuseppe Cacace / Getty Images

Un colpo grosso dietro l’altro: dopo Belen Rodriguez e Fabrizio Corona (che adesso racconta la sua nuova vita come in un reality), a Verissimo è arrivato anche Lele Mora, che adesso vuole farsi chiamare Gabriele e vuole ricominciare una vita completamente nuova. Silvia Toffanin lo accoglie in studio dopo una presentazione che racconta la sua vita fino ad oggi, e prima della grande svolta pre-carcere.

Lele Mora ha perso 50 kg durante la sua permanenza in carcere, dove ha trascorso 13 mesi in isolamento, ma spiega di aver mangiato davvero pochissimo e di essere stato molto male, tanto da dichiarare:

Mi fa più paura il carcere che la morte. Lì dentro ho sofferto tantissimo.

Lele Mora | © Giuseppe Cacace / Getty Images

Parlando del suo passato, tuttavia Mora continua a ribadire di avere la coscienza a posto. Ha sbagliato, ma secondo lui le cose sono state raccontate nel modo sbagliato:

Io di cose brutte credo di non averne fatte. Non ho mai indotto nessuno a fare cose che non erano leali, se c’era qualcuno che voleva fare delle cose… prostituirsi, affari loro, stava lontano da me. Le cene erano di divertimento, simpatiche, dove si potevano fare delle conoscenze. Io mettevo insieme vari tipi di personaggi, il politico, l’imprenditore, la starlette o il piccolo artista che sognava il successo. C’è chi a volte ha visto questo sistema con l’occhio della cattiveria, ma di sporco non c’era niente, credimi.

L’errore più grande che ha commesso è l’essersi messo in primo piano:

Io mi sono fatto coinvolgere dal luccichìo del successo e mi sono sbagliato. Dovevo rimanere Lele Mora dietro le quinte. Quando tu fai un errore del genere, diventi vittima di te stesso e lì mi son sbagliato. Alcuni artisti hanno preferito lasciare la mia agenzia perché si sentivano trascurati perché apparivo io e non loro.

Ma la parte più bella del suo lavoro, spiega Mora, è il fatto di averci messo passione e di aver aiutato anche molti altri personaggi di spicco:

Io credo che il mio lavoro l’ho fatto con tanta passione, tanta energia, tanto amore, toglievo addirittura del tempo alla mia famiglia, alla mia vita.

L’ex talent scout si è commosso nel parlare dei figli e del fatto di averli trascurati proprio per aver lavorato tanto. Adesso la sua realtà si è ridimensionata, dopo questa esperienza ogni cosa è cambiata, anche grazie alla presenza costante dei suoi figli, che non lo hanno mai abbandonato.

Mia figlia ha sofferto tantissimo, credo sia la persona che ha patito più di tutti, anche più di me.

Tanti sono spariti, ma devo dire che ce ne sono anche tanti che sono rimasti e persone nuove che non conoscevo e che magari mi hanno scritto una lettera. […] Quando sono tornato a casa ho visto i veri amici che sono tornati a salutarmi e a farmi visita.

Oltre a ringraziare i suoi figli, Lele Mora ci tiene a menzionare anche l’ex moglie, che si è dimostrata una donna molto forte durante questo periodo difficile. Poi racconta la scelta di passare dal farsi chiamare Lele a Gabriele:

 Mi piace, perché mia mamma e mio papà, le mie sorelle, mi hanno sempre chiamato Gabriele, è il mio vero nome di battesimo.

Oggi l’ex manager dei vip si impegna nel sociale, nella comunità Exodus di Don Mazzi, dove lavora i campi, seguendo le orme di suo padre. Mora piange ripensando al momento in cui ha tentato di togliersi la vita:

Era Natale e di solito i Natale si passa in famiglia. Trovarmi in una cella chiuso lì, il giorno prima avevo visto Diana e Mirko (i figli, ndr) e devo dirti che non stavano bene. Li ho visti andar via… Era un momento brutto e non capivo più niente, ero in uno stato veramente distruttivo. Magari fossi stato sotto psicofarmaci, capivo esattamente quello che facevo. Un giorno ho aspettato il cambio della guardia, che sono quei cinque minuti, perché ero controllato a vista e ho staccato dei cerotti che c’erano su una lampada rotta lì vicino a dove dormivo, mi sono coperto il naso e la bocca e mi sono messo sotto le coperte. Poi verso le cinque mi sono svegliato, ma non capivo più dov’ero. Mi hanno salvato grazie a uno che è passato e che di solito mi portava la posta. Mi hanno detto che lui mi chiamava e non rispondevo, hanno aperto la cella, mi hanno portato in infermeria e mi hanno messo in rianimazione. Sono atti che non si dovrebbero fare, perché la vita è molto importante, ma in un momento di disperazione si arrivano a fare queste cose. 

In carcere Lele Mora era nella cella accanto a quella di Olindo Romano (autore della strage di Erba insieme alla moglie), racconta di quando lo vedeva andare sereno ad incontrare la moglie, Rosa Bazzi, al colloquio. Tra le persone che sono andate a trovarlo subito dopo la sua uscita lo scorso agosto, Elenoire Casalegno, Ornella Muti e Sabrina Ferilli, tra quelle che più delle altre hanno dimostrato il loro affetto a Mora, abbandonato da molti dopo essere stato condannato. Non vuole ricordare, invece, le persone che lo hanno lasciato nel momento del bisogno, ma è disposto a perdonarle. E sul processo Ruby, ancora in corso e nel quale è coinvolto per favoreggiamento della prostituzione, dichiara:

Io credo nella giustizia prima di tutto, nei magistrati che fanno bene il loro lavoro. Lo ha dimostrato il processo di Vallettopoli, io sono stato prosciolto. Anche in questo caso spero di essere prosciolto, o vengo assolto, non c’è niente di tutto quello che si dice. I magistrati capiranno che tutto quello che è stato detto andrà nel nulla. Io sono molto sereno, perché so che non c’era niente.

 

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