Enrico Papi ha problemi col fisco

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Enrico Papi | © Vittorio Zunino Celotto / Getty Images

Guai in vista per Enrico Papi. La Procura di Roma, infatti, lo ha citato in giudizio per evasione fiscale. La prima udienza del processo è fissata per il prossimo 14 maggio davanti ad un giudice monocratico. Secondo la ricostruzione dell’ accusa, il celebre conduttore non avrebbe versato l’ Iva “per l’ ammontare complessivo di 225.593 euro, dovuta per l’ anno 2005, entro il termine previsto per il versamento dell’ acconto relativo al periodo di imposta successivo.”

La Procura ha riconosciuto come parte offesa il ministero dell’Economia e delle Finanze che, se lo riterrà opportuno, potrà costituirsi parte civile. Enrico Papi, noto al pubblico per essere stato al timone di trasmissioni di successo, quali “Sarabanda”, “Matricole”, “Meteore”, “La Pupa e il Secchione” e tanti altri, al momento, non ha rilasciato dichiarazioni sulla vicenda.

Enrico Papi | © Vittorio Zunino Celotto / Getty Images

Certo è che Papi non è il primo vip ad incappare nelle maglie del fisco.
Tra i molti, ricordiamo Tiziano Ferro, accusato di non aver versato la somma di 5 milioni di tasse o Rocco Siffredi, denunciato due anni fa per aver occultato quasi due milioni di euro.

Altro caso eclatante fu quello di Valentino Rossi che nel 2008 scelse di patteggiare con l’erario, pagando 35 milioni contro i 60 d’imponibile che gli aveva contestato il Fisco per gli anni 2000-2004. Altro pilota, anche se di altro genere: Giancarlo Fisichella nel 2007 concordò con l’erario di pagare 3,8 milioni a fronte di una cartella esattoriale di 17,2 milioni di euro.

Nel mondo del cinema, ricordiamo invece il caso di Ornella Muti, a cui sono stati contestati 2 milioni e 300 mila euro tra tasse non pagate e sanzioni. Per la musica, invece, nel 2008 Vasco Rossi ha dovuto spendere 5,5 milioni per saldare i suoi debiti con il Fisco.

L’ultimo caso che ha fatto notizia, infine, è stato quello di Luca Laurenti, dapprima accusato di aver evaso l’Irap per 2 milioni di euro e successivamente scagionato, con addirittura la condanna dell’erario a rimborsargli la somma di 152.115 euro, oltre a spese legali per 2.500 euro.

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