Fabrizio Corona: “Anch’io molestato dal cappellano di San Vittore”

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Fabrizio Corona | © DAMIEN MEYER/AFP/Getty Images

E’ una brutta vicenda di cronaca quella sulla quale sta indagando la Procura di Milano. Qualche giorno fa, infatti, è stato arrestato don Alberto Barin, cappellano del carcere di San Vittore, con la gravissima accusa di concussione e violenza sessuale ai danni di sei detenuti. Pare, infatti, che l’uomo, durante i suoi 13 anni di servizio nella casa circondariale, abbia chiesto prestazioni sessuali come ‘pagamento’ per aiutare i detenuti in merito alla loro posizione carceraria e in cambio della fornitura di piccoli generi di conforto. Shampoo, spazzolini, sigarette o una buona parola per la scarcerazione: queste erano le piccole ma per un detenuto importantissime cose che il prete offriva, costringendo però le sue vittime a subire tremendi abusi. Fin’ora sono sei coloro che, armandosi di un immenso coraggio, hanno denunciato i fatti. Ma, stando a quanto riportato dal sito SocialChannel.it, anche un personaggio illustre sarebbe stato coinvolto nella vicenda, seppur marginalmente. Si tratta di Fabrizio Corona, che nel 2007 ha trascorso alcuni mesi nel carcere di San Vittore nell’abito dell’inchiesta Vallettopoli.

Fabrizio Corona | © DAMIEN MEYER/AFP/Getty Images

L’imprenditore, dunque, ha avuto modo di conoscere don Alberto Barin e, inizialmente, anche di stringere con lui un forte legame spirituale, finchè le cose non hanno iniziato a cambiare. Fabrizio Corona racconta così la sua vicenda:

Capii immediatamente che c’era qualcosa di strano. Tirava un’aria particolare e in quegli attimi fui assalito da una sensazione di forte ansia. Poi Barin, oltre che guardarmi con occhi diversi, poi rivelatisi ammiccanti, cominciò a fare battute ambigue. Provò a toccarmi, promettendomi agevolazioni su questo e quell’altro. Mi incazzai e turbato, andai via. Ci ha provato con me, continuavo a ripetermi in testa. A mente lucida lo volevo ammazzare quello schifoso.

Addirittura, il re dei paparazzi, novello Silvio Pellico, dice di aver già parlato di questa vicenda, in tempi non sospetti, ma di non aver ricevuto credito da nessuno.

E pensare che quando sono uscito dal carcere, nel libro “Le mie prigioni” in cui ho raccontato quei mesi al San Vittore, ho fatto riferimento a quell’episodio, denunciando il fatto. Nessuno gli ha dato importanza.

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